Ristrutturazioni per l’efficienza energetica: Risparmia e proteggi l’ambiente

Ristrutturazioni per l'efficienza energetica

L’Italia è un paese contraddistinto in prevalenza da edifici datati, obsoleti e ascrivibili a classi energetiche di scarso livello. È questa la situazione registrata dai più recenti censimenti immobiliari, che evidenziano, ad oggi, un notevole ritardo nell’applicazione delle Direttive Europee. Nel nostro paese, dunque, sono numerosi gli edifici, sia pubblici sia privati, che necessiterebbero di interventi radicali di ristrutturazione. Tuttavia, se fino a poco tempo fa ristrutturare significava prettamente agire sulla struttura degli edifici, a scopo di miglioramento architettonico ed estetico, oggi le ristrutturazioni acquisiscono un’accezione nuova, nella quale convergono interessi privati e pubblici.

Le finalità delle opere di manutenzione edilizia vengono, infatti, ricondotte, per necessità, anche a concetti di tutela ambientale, potenziamento dell’efficienza e autonomia dai combustibili fossili, a favore delle fonti energetiche rinnovabili. Secondo il programma europeo, entro il 2035 tutti gli edifici dovranno rientrare in classi energetiche comprese tra C e D, per poi giungere nel 2050 alla cosiddetta edilizia a impatto zero. Si tratta indubbiamente di un progetto ambizioso, che coinvolge diverse professionalità e che richiede un investimento economico notevole, imponendo ai privati scelte consapevoli ma talvolta costose.

Consapevoli dello sforzo economico, sociale ed etico, l’Unione Europea, i Ministeri e gli istituti di credito hanno decretato e attuato lo stanziamento di fondi a favore della riqualificazione edilizia, mediante l’erogazione di contributi, bonus, mutui green e il ricalcolo delle detrazioni fiscali. Per accedere a tali incentivi, però, sono previsti requisiti specifici che rendono complessi gli iter burocratici e che prevedono, ad esempio, la redazione di documenti ufficiali e la presentazione di progetti dettagliati.

Ristrutturazioni a fini energetici: le opere edilizie

Gli interventi di riqualificazione energetica possono essere suddivisi, principalmente, in quattro macro-categorie:

  • Opere di isolamento termico che riguardano l’involucro edilizio esterno (coibentazione del 25% o più della superficie complessiva di facciata, cappotto termico, rifacimento del tetto).

  • Opere di efficientamento degli impianti termici e idrici (sostituzione, installazione, modifica delle tubazioni e dei dispositivi di generazione e distribuzione).

  • Opere di isolamento termico e acustico (sostituzione di infissi e serramenti, coibentazione interna).

  • Opere di automazione energetica (autoproduzione energetica, pannelli solari e fotovoltaici, domotica).

All’interno di un progetto di ristrutturazione, dunque, possono essere compresi interventi di tipo strutturale interni o esterni, opere relative agli impianti, ai dispositivi accessori (caldaie, termocamini e pompe di calore) oppure alle finiture (sostituzione di porte e finestre, installazione di sistemi integrati di domotica e posa di pannelli solari o fotovoltaici). Gli interventi più complessi e di conseguenza più costosi sono indubbiamente quelli relativi alla ristrutturazione esterna che può coinvolgere anche porzioni immobiliari condivise (nel caso, ad esempio, di rifacimento delle facciate dei condomini) e per la quale possono essere necessarie autorizzazioni speciali.

Tuttavia, anche in caso di ristrutturazioni interne e meno radicali (come, ad esempio, la semplice sostituzione della vecchia caldaia), è sempre consigliabile verificare preventivamente la fattibilità dell’intervento e ponderare con attenzione l’investimento. L’efficientamento energetico domestico, infatti, si presenta come progetto integrato, che contempla aspetti diversi e che interessa differenti aree: è, infatti, dall’azione sinergica delle singole opere che sarà possibile ottenere il massimo in termini di efficienza e prestazioni.

Un altro aspetto non secondario che inciderà sull’importo complessivo della spesa (nonché sull’accessibilità ai bonus e ai finanziamenti pubblici) ha a che vedere con la scelta dei materiali e dei dispositivi da installare. In questo caso, affidarsi a ditte professionali e competenti che utilizzino esclusivamente materiali edili certificati e che siano riconosciuti dai circuiti ufficiali di vendita è indubbiamente la scelta migliore. Il programma di riqualificazione edilizia in atto rappresenta una sorta di ultimatum internazionale, che impone oggi scelte che ricadranno sul domani, in uno scambio pluridirezionale tra interessi privati e questioni collettive, tutela del singolo e dell’ambiente, tra etica, pratica ed economia.

Dato l’impatto di ogni intervento, nulla va tralasciato o lasciato al caso e si rendono necessari interventi di ristrutturazione mirati e precisi, in grado di apportare concreti benefici e vantaggi. La qualità dell’abitabilità domestica, oggi più che mai, dipende anche dalla riduzione delle dispersioni e degli sprechi, dal potenziamento di forme di energia pulita e dalla drastica riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Aspetti burocratici della ristrutturazione: analisi dello stato di fatto e verifica dell'efficienza energetica

Per procedere a una ristrutturazione realmente efficace anche in termini energetici, è di solito necessario dimostrare un potenziale miglioramento dell’immobile di almeno due classi di livello. Ogni edificio, infatti, è per legge qualificato secondo una specifica classe di riferimento, contraddistinta da una lettera compresa tra G e A4 (la migliore). Prima di procedere con la ristrutturazione è necessario conoscere il livello di efficienza dell’immobile, verificando poi, mediante sopralluogo, i punti di criticità e le zone dove sarà prioritario intervenire. È perciò opportuno entrare in possesso di un attestato di prestazione energetica (A.P.E.) o, in sostituzione, di un’autodichiarazione firmata dal costruttore o dal proprietario dello stabile.

L’attestato di prestazione energetica, in verità, è già da tempo obbligatorio per ogni immobile interessato da azioni di compravendita o di locazione. Si tratta di un documento ufficiale, redatto da un tecnico abilitato, che attesta l’efficienza energetica e che deve essere aggiornato ogni volta l’edificio subisca modifiche del consumo energetico medio annuo (calcolato in kW/mq). Da tale coefficiente dipende anche, indirettamente, il valore di mercato dell’immobile che, rinnovato secondo i canoni e i parametri imposti dall’Unione Europea, può risultare notevolmente accresciuto a seguito della ristrutturazione. La redazione di un A.P.E. aggiornato al termine dei lavori, inoltre, risulta fondamentale per accedere ai bonus statali e alle agevolazioni fiscali.

Spese, detrazioni e vantaggi: l'economia delle ristrutturazioni

I costi di ristrutturazione sono difficilmente preventivabili, soprattutto in caso di edifici datati o fatiscenti. La spesa complessiva può subire variazioni notevoli, in base anche all’andamento del mercato e dei cambiamenti normativi in atto. Tuttavia, nella piena consapevolezza dello sforzo (non solo economico) richiesto per una ristrutturazione radicale, il ritorno in termini economici resta indubbio e concreto.

Riqualificare la propria abitazione rendendola più efficiente a livello energetico significa, infatti, migliorare la qualità dell’abitabilità e, al contempo, risparmiare sulle bollette, grazie alla riduzione dei consumi e al generale miglioramento della qualità dell’aria interna. Per riportare a titolo esemplificativo alcuni dati, possiamo considerare mediamente plausibile un risparmio del 20-30% sulle bollette, in caso di installazione di una nuova caldaia a condensazione; fino al 40% in caso di sostituzione di infissi e serramenti; di oltre il 50% in caso di cappotto termico e del 100% in caso di installazione di pannelli solari e fotovoltaici.

Oltre a ciò, sono da tenere in considerazione i ritorni economici previsti in caso di accesso a formule di agevolazione e detrazione fiscale. Bonus, Ecobonus, Bonus Casa e mutui green sono le misure principali adottate per incentivare le opere di riqualificazione edilizia a fini energetici. Il ritorno economico, in questi casi, prende forma di detrazioni fiscali, sconti in fattura, sovvenzioni o finanziamenti a tasso agevolato. Le percentuali di detrazione sono variabili, solitamente comprese tra il 50% e il 75%, ma possono raggiungere anche una percentuale maggiore. Nella maggior parte dei casi le quote detratte sono ripartite sulle imposte dei redditi (sia delle persone fisiche, sia delle società) per la durata di 5 o 10 anni.

Alcune sovvenzioni non prevedono limiti di spesa, altre sono erogate esclusivamente entro determinati massimali di spesa. Altre ancora sono strettamente connesse a specifiche tipologie di intervento e all’effettivo miglioramento delle prestazioni energetiche, per cui sarà necessario verificare preventivamente i requisiti in accesso e in uscita. Forse meno conosciuti rispetto ai bonus edilizi (e di certo, ad oggi, meno sfruttati) sono i cosiddetti mutui green, formule agevolate di finanziamento creditizio erogate dai principali istituti di credito e specificamente dedicate agli interventi di ristrutturazione a scopo di miglioramento energetico. Tali formule prevedono condizioni più vantaggiose dei mutui tradizionali, tassi di interesse ridotti e spread più contenuti. Sono tuttavia soggetti a condizioni, limitazioni e a determinati requisiti che dovranno essere verificati in fase di stipulazione.

Le ristrutturazioni a fini di miglioramento energetico si costituiscono, dunque, come progetti complessi e rappresentano il punto focale delle attuali politiche ambientali, economiche ed edilizie. Per approntare opere costruttive consapevoli e lungimiranti, ottenendo concreti vantaggi (sia personali, sia collettivi), è necessario il coinvolgimento di diverse professionalità, in grado di valutare lo stato delle cose, la fattibilità degli interventi e approntare soluzioni efficaci, con minima spesa e minimo impatto, nell’aspettativa di raggiungere quanto prima quell’auspicato grado zero dell’impatto energetico domestico.

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